In Sodomita, lo sguardo di Alexandre Vidal Porto si rivolge ai secoli passati, riportando alla luce la storia vera di Luíz Delgado, suonatore portoghese di viola giunto a Salvador nel 1669, condannato all'esilio per il reato di sodomia.
Nel raccontare i decenni trascorsi in Brasile da questo personaggio della nostra storia, Alexandre mescola fatti reali e invenzione, restituendo un frammento vivo di un Brasile di altri tempi, fatto di stanze e cortili, di vasi e boccali. Delgado portò con sé a Bahia il segreto che lo accompagnava avanti e indietro per le strade di Lisbona, in un'epoca non troppo lontana dal terremoto che avrebbe fatto crollare quella stessa fede che lo aveva condannato.
In questo racconto, la voce del narratore riecheggia il linguaggio dell'epoca con un'ironia possibile soltanto a chi osserva da lontano la stratificazione dei secoli. Un narratore che è là e, insieme, qui accanto a noi lettori, capace di passare dalla gravità all'umorismo senza transizioni visibili. Abbiamo tra le mani un libro che ci trasporta non come abitanti del mondo barocco, ignari di ciò che li attende, ma come contemporanei che vivono il passato con una sensazione di realtà aumentata di cui soltanto la letteratura è capace.